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SINDROME DEI TACCHI A SPILLO
Giovedì 12 Febbraio 2009

SINDROME DEI TACCHI A SPILLO

La tentazione di arrampicarcisi su è irresistibile per molte donne. Regalano fino a quindici, preziosi, centimetri, slanciano la gamba. Poco da fare, i tacchi a spillo sono un'arma di seduzione e un ritorno alla femminilità che piace a tutti. Ma come i dolci vanno centellinati, un uso eccessivo può provocare seri problemi ai piedi, prevalentemente nelle donne tra i 25 e i 55 anni amanti di decolletè, tacchi a spillo, scarpe strette o a punta.

"Quando camminiamo, appoggiamo il tallone, mettiamo giù la pianta e poi spingiamo con l'avanpiede - spiega il Professor Antonio Volpe, responsabile dell'Unità funzionale di Chirurgia del piede e della caviglia dell'ospedale di Abano Terme - mettiamo giù la pianta e poi spingiamo con l'avanpiede, un rullaggio fisiologico che in piccola parte riprende il rotolamento di un pneumatico. Già camminare su un terreno rigido come l'asfalto è un trauma per l'essere umano, nato per muoversi su un suolo irregolare e per fare presa con le dita sulle asperità. La scarpa col tacco costringe a saltare i primi due passaggi, cioè appoggio e contatto: è come se un atleta corresse sulle punte"

"Con queste calzature - continua il prof. Volpe - la presa delle dita è molto scarsa, il piede è costretto a stare in ipertensione e la testa del metatarso è molto sollecitata. La calzatura ideale è dunque a barchetta con punta rotonda, suola spessa e zeppa di 3 cm, con lacci o strappi. Così il piede è avvolto ma le dita sono libere di fare presa"

Fonte: Corriere del Veneto, giovedì 12 Febbraio 2009